piccola fine.

Lascia un commento

il mio primo bruscolino.

Lascia un commento

cose degli ultimi tempi:

le mani sulle spalle a massaggio, apparizione nella domenica mattina,

telefonate di oltre sessanta minuti, scontentezza in alto, piangiucchiamenti,

uscire presto, uscire tardi, rinunciare alla quercia, al gelato, piccoli pugni,

negli occhi, negli occhi, negli occhi, sì, no, stasera ritorno, la rinuncia al

concerto dei radiohead, che mi decreta vecchiaia, ma pure per speranza,

della casa con finestra sui boschi, dietro al letto, farne niente, ovviamente.

vedo:

due persone che si piacciono, che si piacerebbero,

mi pare cosa tenera (lo è), fanno niente di male, farebbero.

succede:

la cotta dei vent’anni, aperitivo di ore sette con gli amici,

si fa avanti, parla all’ex e dice il leitmotiv:

era bella, proprio bella, la più bella.

(ah ah)

chiede, enumero il telefono,

chiede, mezz’ore di baci, più cinque minuti, più cinque minuti,

dice, smetto di bere, dice, relazione seria,

ammette, l’indomani, di non sapermi il nome.

penso, che potrei, che dovrei, seguitare,

penso, che non voglio, che non posso, seguitare,

che, vent’anni più o vent’anni meno,

non son tipo da avventure sessuali (ah, ah),

dico, oggi, dai, finiamola qui.

con:

gelosie altrui, più o meno sentite, o sensate.

con l’incipit che dice, oggi, in alto:

da lunedì torni a mangiare con me.

eh.

Lascia un commento

forse un poco, forse un poco.

malettino, se non dormo.

forse un poco, innamorata.

senza speranza alcuna.

cambiamo lampade fiala.

senza speranza alcuna, a tatuare.

senza la terza media, viene il dubbio.

ecco, la mia tipologia.

con il trattore, e altri intriganti macchinari.

quale, l’antidoto? riprendere a fumare? licenziarsi?

morire sotto le api, domani o doman l’altro?

meditare?

mi fascina, la, mancanza di sonno, di fatica, mi chiede il capo

ma che fai ancora qui, un tre ore dopo fine turno,

volontariato, gli rispondo, necessità, mi dico, ore d’aria,

nutrimento, purché non vengano le cinque,

rimango qui, confido alla collega, disturbo?,

che a casa non voglio e non so ritornare,

con gatto che rincasa quattro e mezza della notte, o del mattino,

rimango qui, permetti?, che ho chiuso con l’uomo delle ciliege.

mi fascina, non sentire il caldo, fame, sete, pipì,

solo baubau del giorno libero, domani.

non c’è speranza, alcuna.

Lascia un commento

alzare l’asticella, leggasi smetterla, come proposto un mese fa.

dimostrarsi che è possibile, anche se è stato bello, farsi illustrare lampadine,

e vederle cambiare, e aggiaccarsi sotto la quercia su di un giacchetto prestato,

all’uopo, io non sonnecchio ma osservo formiche, grandi e piccole,

cavalcare i fili d’erba, e le fronde, e silenzio il Cellulare Aziendale.

dimostrarsi che è possibile, dismettere il trastullo, farsi felici

solo d’ogni erba festuca illuminata, di tener d’occhio il cichorium intybus,

i m m i n e n t e, di respirare resine, di parcheggiare a 1,5 km dalla sede,

farsi la strada a piedi, i genti testeggiano e borbottano,

pare l’Azione Sovversiva, dieci minuti a piedi,

nella stradina bianca et polverosa.

adesso smetto un poco.

Lascia un commento

da giorni ho smesso di fumare, da giorni scrivo ogni giorno.

oggi arrivare a piedi, e fragoline, e ciliege, e qualcuno coi capelli corti.

i paletti, le non conseguenze, un poco come un senso che vien meno,

a rafforzare gli altri, un poco come un senso che ritorna,

un po’ come un’imposizione a una poesia, solo parole con la erre, per dire,

tutto questo inclina (mi) alla sfacciata fantasticheria.

sono un poco felice.

Lascia un commento

le confidenze della sera, giacché non parlo con nessuno (più),

stamani il cellulare aziendale dice il nome, la chiamata è di servizio,

io spiattello, la voce stupita si scusa, oh no, ma scusa te, se sono me.

circa tredici ore dopo, tengo ancora un sorriso.

tra circa sedici ore, lo sfoggerò (vergognosa).

s’intigna il pensiero trastullo,

che, non, avrà, conseguenze.

nel resto del tempo, dopo il lavoro amatissimo,

lavatrici a gettoni, cene spartane, l’annaffiatoio verde da bambini.

la sonnolenza delle nove e venticinque.

la convinzione che la faccenda è finita, che non risuono più,

che quei baci non sapevan più di niente.

che nuovi baci nel 2020, o giù di lì.

adesso crollo un poco.

Lascia un commento

diversi come due gocce d’acqua.

Lascia un commento

il bambino per strada coi calzini, le scarpe in mano, asfalto.

mi pare che, non mi saluti, o addirittura eviti, potrebbe darsi,

e allora no gelato day, e allora sfrignetto, per il male di ieri insopito,

gli è che: non pensavo, non mi sapevo ancora tanto ferita,

è un superpotere essere vulnerabili, mi dice la canzone.

scrivo per leggermi, per decifro, con stanchezza, per domani ore sei,

perché avrei voluto parlarne, farne un caso, la porta di ferro,

volevo, esserne messa al muro, invece tira dritto e dice non ti sopporto

quando sei così, il capo dice piccioncini (ieri), il capo dice moscone,

diniego, ma la notte mi sveglia, qualcosa che assomiglia,

a un voler piangere, che raramente si fa tale.

Lascia un commento

dici,

sei innamorata, volte tre, diniego, che lo conosco appena, e, e, e.

supponi,

poco velato, di fare un figlio con l’altra,

chiedi,

inopportuno,

faresti un figlio con me?

chiosi,

indelicato,

l’avresti fatto?

come che a dire, non sono in tempo, più.

lo strazio che implode, è,

un ti voglio bene, grrr, rompi ossicina, occhi di pesca,

mi trascino l’indomani nelle poste (oggi), nelle coop,

nelle farmacie, nelle case d’infanzia, nel prelavoro rifugissimo

nell’è meglio così, nel giorno del tuo compleanno,

nel finire per sempre, e mai più.

Comments (3)

dei circoli virtuosi:

la prima cosa di domenica, che quanti effetti (odori) buoni,

quella di oggi, giacché ho scelto l’orto (e non sciocchissimo cuore,

stupidino, ti fai male, esci di lì, oppure durela, se vuoi),

quella di stasera, un armadietto.

trattini in cui soffro, fame, sola, fame, sola, il nessuno mi prende con sé.

ma la stanchezza buona, mon dieu, son le ventuno e trentanove,

che faccio ancora qui.

Lascia un commento

le cinque cose che mi farebbero star bene le penso prima di dormire.

una messa in pratica da giorni due. tre riguardano il ben_essere.

una lo spazio. l’ultima il cuore, oppure l’orto, tra i due non so decidere.

oggi la grazia, farfalle e luce e foglie che cadevano.

il mio sorridere alle genti, il caposala che mi fa incazzare,

che perde i radiohead, che manco per.

cerco gli occhi mentre ci offriamo gelati, tocco la mano per quattro monetine,

ho da dirmi: pensiero stupendo solo se, rimane tale.

non scrivo quasi mai quando sto bene.

adesso sogno un poco.

Lascia un commento

PISCES (Feb. 19-March 20):

Time out. It’s intermission. Give yourself permission to be spacious and slow. Then, when you’re sweetly empty — this may take a few days — seek out experiences that appeal primarily to your wild and tender heart as opposed to your wild and jumpy mind. Just forget about the theories you believe in and the ideas you regard as central to your philosophy of life. Instead, work on developing brisk new approaches to your relationship with your feelings. Like what? Become more conscious of them, for example. Express gratitude for what they teach you. Boost your trust for their power to reveal what your mind sometimes hides from you.

Lascia un commento

reginetta dei near miss

reginetta del quasi morire

nella corsa all’ospedale passeggera del babbo

una persona chiamo, una persona ho da chiamare,

una persona non risponde.

nella corsa all’ospedale nel doblò giallo

mi domando se lo raggiungerò

mi chiedo se ho qualcosa da dire di necessario o valevole.

macchè.

nella flebo al cortisone in barella sotto un diploma

umanizzazione degli ospedali, dice,

progetto morte improvvisa nel reparto d’urgenza.

tre persone premiate.

finisce per parermi un buon segno.

poi passa.

nel frattempo lavoro h24, nel frattempo la nonna muore,

ma piano, e spalanca la bocca al gelato.

nel frattempo rimargino la cottarella, nottetempo attanaglia

pensiero, non ho più tempo, e invecchio, e sono sola per sempre,

per il gioco della sedia così odiato, che non sapevo fare,

e baloccavo al dover scegliere, e restavo, sola, in piedi.

Lascia un commento

i borborigmi l’allenamento del pallone

ci provo sui cuscini a seguire il mio respiro

a dirmi che non ho fatto o detto niente di grave o gravissimo

però non sento pace, ma ansietta,

chi sono io per giudicarmi, o per capirmi,

il foglio che ripiega su se stesso,

tra il dirmi poi lamentati,

tra il riconoscere che quel che ci si dice sapendo che l’opposto,

frastuono e io rapita dalla cippatrice,

ho le scarpine nere dentro al fango,

rapisce il macchinario che cattura tronchi enormi

cattura e digerisce,

oggi,

oggi che ho sbagliato, lo avverto,

che potrei pagare, perdere il caro,

senza aver detto o fatto niente,

senza sentire pace con me stessa,

in bilico tra la condanna e accettazione,

e raccontarti il tarlo, son sveglia dalle quattro e mezza,

due ore in più di lavoro pro malo,

con l’osso stretto digrignato,

mi dicono vai via, mi dico ma vai via,

senza pensarlo, senza smetterlo,

senza aver fatto o detto niente,

e pure compromessa ai miei stessi occhi,

gli altri diranno cose, la prova non finita,

verrò scacciata, calunniata, perseguita,

pagherò quello che non ho fatto o detto,

mentre la nonna non parla più,

le annacquo il semolino all’ospedale,

pasticche come gusci d’uovo nella frutta,

quella che piange forte, alla dottoressa esplicatrice,

quella che va a trovare pazienti semiconosciute,

quella che resta e s’impunta,

quella dannata, condannata.

Comments (2)

è possibile smetterla?

ovvio che sì, e che è giusto, così.

anche questo ha insegnato,

è un dirlo senza ironia.

(quella che fa bilioni di km, la finta anima bella, troppi sorrisi,

troppe parole, e parole di troppo, e con giunchiglie e rondini ha testa

e cuori e gli occhi altrove, quella che apre troppe porte,

quella che poi richiude).

Lascia un commento

potente e suadentissima

parlar con google traduttore

sfreccio veloce verso l’im-ponderabile, l’im-probabbbbilissimo

ho chiuso il cerchio il diciannove

adesso fa’ attenzione a cosa vuoi

che chiuda la porta? prenda e spalanchi polsi? che meriti sculacci?

mi sfamo mi addormento mi trastullo, con pensiero,

un sogno raccontato fattosi bisogno,

è un’isteria, ragazza mia, vecchietta bimba mia.

non c’è molto da dirne, dissopisco la dormiente,

l’energia, temere traspaia,

questa sono io, non c’è niente da dirne,

solo pensiero, solo un pensiero,

e non mi piace di curarmi, e non mi curo di piacermi,

e sono solitarissima, solo un pensiero trastullo.

Lascia un commento

donna con glicine

Lascia un commento

essere la propria stanchezza, l’occhio che si chiude al volante,

i piatti, le briciole, i piedi sudati, le pagliette e la piscina,

il piumone che s’accorcia, in una vita asocialissima,

essere la voce che risponde, gentile, gentilissima,

io finirò per crederlo, essere il proprio lavoro, il mio,

i turni prolungati ad libitum, pensarlo e sognarlo,

chiedersi ma che impressione avrò mai fatto il primo giorno,

aver voglia di chiederlo, come ad amore nuovo,

fatto salvo, fatta salva, dall’amore che non c’è,

né ci sarà, mai, più,

essere i libri che non leggo, più, i film che non vedo, più,

o che interrompo in noia, esser le persone che non vedo, più,

che non ho tempo, né l’avrò, nemmeno per montagne

irraggiungibili, nemmeno ho l’occhio per notare,

il mio piglione, soltanto l’occhio che si chiude, o chiuderebbe,

soltanto le mie braccia che mi cingono, il gatto feto,

il gatto schiena schiena, le mollette che domano i ciuffetti,

e un giorno dopo un giorno, è sempre venerdì, e mesi che intravedo,

e glicine e papaveri, e vecchiezza, calendula che ho propagato,

la buca per il melograno, e stanchezza.

Comments (1)

questa notte (il mostro verde) (devo scriverne veloce)

la tua testa sbatacchiavo contro il muro

più e più volte (come la fronte mia contro la finestra, 5 dicembre 2013).

oggi la bionda con caschetto mi chiede il tuo contatto

trasalisco abbozzo fumo tra telecamere due non inquadrata,

ma dopo averlo scritto su foglietto (a memoria, insospettisce),

ah, tutti i miei attaccamenti,

ah, come sfrignettavo ieri,

non potendo sottopormi a terapia che li annienta,

ah, l’attaccamento a procedura antiattaccamento,

e allora tolgo i gruppi di whatsapp, io li odio,

allora biotrituro con dovizia,

malnata me,

sostiene brezsny:

Stai fantasticando su ciò che non hai e non puoi fare invece che su quello che hai e puoi fare? In tal caso, ti prego di portare il “ce l’ho” e il “posso fare” almeno al 51 per cento (l’80 per cento sarebbe meglio). Hai passato più tempo a criticarti che a prenderti cura di te? Se è così, porta il livello di cura di te stesso al 51 per cento (l’85 per cento sarebbe meglio). Stai flirtando con un coraggio difensivo che ti fa temere quello che tutti pensano di te e si aspettano da te? Se è così, ti invito a coltivare per il 51 per cento del tempo il coraggio di fare ciò che è giusto per te, indipendentemente da quello che gli altri si aspettano (per il 90 per cento del tempo sarebbe meglio).

adesso penso un poco.

Lascia un commento

Older Posts »